against the grain

Mentre scrosto il muro della camera che devo pitturare non riesco a non ripensare a Sabato sera.

Il mio concerto è stato ok, nonostante una settimana di raffreddore alle spalle, imbottito di aspirine e dopato di Rinazina. I Death by Unga Bunga, revival garage tecnicamente ben suonato, stavano bene negli anni 80. Ragazzi simpatici, un pò arroganti: Gruppi così ne ho visti a migliaia. Ho fatto un mini banchetto con i primi prototipi delle cassette nuove, le copertine fantastiche opera di Endrez stampate in fretta e furia il pomeriggio stesso: venduta una, regalate due. Due birre offerte dal locale, due sono riuscito a scroccarle non senza un’amichevole polemica col barista dopo il concerto. Davide mi ha portato la lomokino che userò a dicembre per fare delle riprese durante il tour; non ci vediamo da tempo, il suo baffo è sempre più rigoglioso. Io ed Elena abbiamo inventato un nuovo ballo, il pogo-acrobatico: ballo rock n roll di coppia ma mimando di strozzarsi tipo sex pistols 1977. Bevo, fumo, spendo soldi, non ho avuto nessuna conversazione di particolare rilievo. Si ride con Elisa madre-coraggio, come al solito, si tira tardi.
Quando si tratta di andare, il mio fee però non c’è.
“Troppa poca gente” mi dice Matteo dei The Dancers, che mi aveva contattato.
In un altro caso avrei cercato di portare a casa almeno qualche euro, le spese. Ma sono solo al di là del ponte, vicino a casa e dico che non fa niente, capisco che è difficile organizzare concerti, che i soldi sono pochi, che bisogna supportare la scena, Matte xe oro etc. anzi mi permetto anche di dargli dei consigli su come organizzare concerti r’n’r, ed ho accettato senza polemiche la drastica riduzione del mio fee da 100 € a zero.

Mentre scrosto il muro suona il campanello: è arrivato l’idraulico. Scendo dalla scala e non riesco a non pensare che però è brutto com’è andata Sabato. Potevano darmi qualche decina di euro, quello che potevano, piuttosto di niente, che sa di presa per il culo. Di mancanza di considerazione e rispetto.
“Chiamiamo pido, non è il top, ma xe tranquio, viene a gratis”.
Cerco di scacciare questi brutti pensieri mentre apro la porta all’idraulico e lo accompagno verso il bagno. “E’ il lavello” indico mentre lo faccio entrare “l’acqua non va giù, ho cambiato il sifone ma adesso perde e l’acqua continua a non andare giù, dev’essere intasato il tubo nel muro”.
Quanto sarà costato il gruppo garage norvegese, party band definitiva? e i dj saranno stati pagati? penso al duro mondo del rock’n’roll, al tour manager dei norvegesi che si fa dare i soldi.
Torno a scrostare il muro e non riesco a scacciare un senso di scoraggiamento, di vuoto.
C’è qualcosa che non va. Pido, la tua musica non vale niente al Pop Corner di Marghera.
E’ una questione di soldi? dai non ci pensare, i soldi non sono importanti. Tu suoni per altri motivi, è un fuoco che brucia dentro e deve uscire. Non potresti farne a meno comunque, i soldi non c’entrano. Intanto la vecchia pittura del muro viene via come fogli di carta bagnata mentre la raschio con la paletta.

“Io avrei finito” si affaccia l’idraulico dopo un quarto d’ora di armeggio in bagno. “avevi avvitato le guarnizioni al contrario, per quello il sifone perdeva. Poi ho disintasato il tubo che era sporchissimo” è il riassunto del lavoro svolto. “fantastico. è un mese che mi lavo i denti nella vasca da bagno. grazie! quanto ti devo?” “fanno 80 euro di tutto” Apro il portafogli. dentro ci sono 40 euro. “scusa non li ho qui. Ti accompagno verso il vaporetto e te li do al primo bancomat ok?”

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4 Responses to against the grain

  1. pido says:

    i didn’t mean farting 🙂

  2. benu says:

    “è un fuoco che brucia dentro e deve uscire”
    … and it won’t go out again…
    or:
    thou shall not go out!

  3. Cesc1 says:

    che tristezza quella foto Pido. Che tristezza le serate senza rimborso. posso dire di capirti. e mi spiace. Ma la tua musica vale. La musica, in genere, salva. e non serve che te lo dica. perchè hai il fuoco. rispetto a chi contratta, a chi non muove il culo senza sapere di essere pagato, a chi non ci sta a dividere il palco con te perchè non hai nulla da dare in cambio.

    Per cui continua Pido, a farlo bruciare il fuoco. e continua a crederci. Li magari la tua musica vale poco o niente, ma per più di qualcuno vale di più. Ma soprattutto, vale pre te!

  4. Silvia says:

    E’ inutile Pido, siamo purtroppo un popolo di esterofili. Ex conquistatori del mondo, ex marittimi e naviganti, ex-commercianti ed ex-esploratori. Ora ci limitiamo a “scegliere l’estero se si puo’, ogni volta che si puo’ ‘”. Ai norvegesi hanno dato la grana perchè hanno attirato la gente (anche se haimè poca, come hai detto), a te una pacca sulle spalle “perchè tanto sei un fio oro” e morta li. Tanto tu sei Italiano, loro no. Tanto…

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